“Ti amo perché ti odio”

 

“Ti Amo perché sei dolce”. “Ti amo perché sei bellissima”. “Ti amo perché ci sei sempre per me”. “Ti amo perché so che sarai un bravo padre”, “… una mammina deliziosa”. “Ti amo perché mi fai ridere”. “Perché mi fai sentire le farfalline nello stomaco, perché hai un bel carattere, perché mi fai sangue, perché mi capisci, perché mi sento sicura con te, perché sei bello e ricco” Eccetera.

Le motivazioni dette con la voce della coscienza, o cercate con la speranza che si tratti di assolute verità, sono tantissime, e chi le dice non vuole che se ne dubiti.

Ma sul letto dello psicoanalista le sensazioni possono cambiare, alla ricerca di una migliore congruenza tra le parole e i fatti. Chi dice di amare deve poi dimostrarlo, chi ascolta quelle parole si aspetta che si traducano in momenti molto belli e molto frequenti e deve saperli restituire.
Solo che non sempre succede.
Nel setting psicoanalitico l’amore viene conosciuto fin dalla sua origine psichica e fisica.
Questo non è sempre romantico ma permette di conoscere quando si evolve e come si logora.
Sul letto dell’analista, l’amore della prima infanzia si specchia nelle censure che riceve dall’ambiente, si sporca del rancore che quelle creano, subisce il dolore e la confusione dei conflitti nevrotici e finisce per ricostruirsi, parzialmente simile alla sua condizione originale.
E’ un processo estremamente importante, non certo un momento di sfogo, come ingiustamente dicono quelli che non l’hanno mai sperimentato.
O quei pazienti che cercano di dominarlo, svalutandolo.

Per la sua importanza, il titolo del convegno annuale di Mosaico Psicologie è:
“TI AMO PERCHE’ TI ODIO”.

Messa così, l’espressione sembra solo un gioco di parole, ma quando una mia collega ha voluto ripeterla ha detto “Ti odio perché ti amo”.

Sembrava la stessa frase solo riferita al contrario.
Non è vero però.

Si tratta di due condizioni opposte.
Intanto sono opposti i due obiettivi: il primo è “ti amo” il secondo è “ti odio”. E di conseguenza lo sono i due percorsi.

Non voglio anticipare le argomentazioni che si svilupperanno durante il convegno, con il supporto di esempi affrontati in sedute, perciò mi fermo qua e lascio che i futuri partecipanti inizino a rifletterci.
Si tratta di mettere sotto l’attenta lente dell’analisi teorica alcuni rapporti di coppia e considerare varie ipotesi.
Posso accennare ai bisogni primari, alla conservazione, all’angoscia da distacco, alla fissazione e regressione, alla pulsione sessuale, alle censure morali, ai meccanismi che cercano di difendere l’equilibrio psichico necessario.
Posso anche far presente che il tipo di psicoterapia dovrebbe cambiare nell’un caso e nell’altro.

Ma mi devo fermare perché il prossimo convegno durerà solo una mattinata e non possono essere trattati troppi argomenti.
Per fortuna avrete la possibilità di scrivere sia sul sito della scuola, sia sul mio blog, www.psicaanlista.info, e sia sul sito della supervisione: www.psicodramma.org.

Lascia un commento