Perché gli uomini fanno le guerre

Pare che un giorno Einstein abbia chiesto a Freud perché gli uomini fanno le guerre.
Pare che il padre della psicoanalisi abbia risposto che l’istinto aggressivo è nella natura umana e può essere usato in positivo o in negativo.
Per costruire o per distruggere.
Per difendere o per attaccare.
Poi, con il suo proverbiale “ottimismo”, ha aggiunto che non ci possiamo far  niente, ma questo è un po’ discutibile.
Di certo, l’istinto aggressivo cerca sempre la via più breve per scaricarsi, come fa ogni altro istinto.
Il punto è che nell’essere umano ci sono due tipi di ostacoli: quelli esterni e quelli interni.
Quelli esterni sono comuni a tutti gli esseri viventi e sono piuttosto grezzi: o si superano o procurano danni di facile comprensione.
Se un evento esterno è pericoloso procura paura e se il pericolo è più grande delle proprie forze l’essere vivente che sia in grado di muoversi, scappa.
Le specie più evolute hanno quel tipo di memoria che produce anche la previsione. Sentono che l’evento può ripetersi all’insorgere di un certo segnale.
Negli esseri umani questa previsione del pericolo procura ansia, se non confrontata con la realtà.
Ci sono poi ostacoli interni che ritardano la scarica: sono i frutti della coscienza, della morale accettata.
E se ci fermassimo qua sarebbe tutto molto bello.

Gli istinti aggressivi sarebbero classificati in utili o dannosi, buoni o cattivi, e le relazioni sociali verrebbero comandate secondo questa semplice regola.
Gli istinti aggressivi buoni servirebbero per l’attività sessuale e per superare gli ostacoli, quindi sarebbero rinforzati; quelli cattivi sarebbero deviati in attività artistiche, intellettuali, sociali o comunque produttive.
Aggiungiamo che per doversi scaricare una forza deve prima essere compressa fino ad arrivare all’apice della carica.
Quindi si comporta come una molla: più la si comprime più acquista forza e più diventa pericolosa.
In termini psicoanalitici la compressione corrisponde alla censura: più la censura è grande più forte sarà la spinta ad esplodere in una scarica: utile oppure dannosa.

Nella psicoanalisi la censura può essere conseguente all’angoscia di castrazione: questo è un concetto più difficile da accettare, anche se è molto semplice da capire.
Freud ha riscoperto un principio già dimostrato da Platone, cioé, che abbiamo due menti: una cosciente, che agisce seguendo la volontà ed una che agisce seguendo il bisogno più forte in un dato momento, anche se fosse contrario alla volontà cosciente.
Un meccanismo osservabile anche a livello fisiologico dove funzionano due sistemi di trasmissione degli impulsi: uno automatico che regola le funzioni vitali e uno che regola i movimenti volontari.
Freud ha notato che l’inconscio ha una forza vitale, costante, che punta a risolvere i problemi precedentemente rimossi.
L’inconscio si forma per effetto della rimozione: ogni volta che un episodio o una fantasia sono troppo forti per essere accettate vengono rimosse.
Da quel momento una rete di meccanismi di difesa interviene a protezione del materiale rimosso e ogni volta che la rimozione dà segni di cedimento viene rinforzata da altri tentativi di mantenerla.
Man mano che un meccanismo di questo tipo fallisce crea un sintomo, cioè una scarica che avverte la coscienza della necessità d’intervenire con una difesa ancora più forte.
Nel caso delle guerre il meccanismo di difesa psichico più diffuso è la proiezione. Viene ingigantita la cerchia dei nemici e dei pericoli per aumentare a dismisura la barriera difensiva.
In breve: una persona vissuta in una famiglia che l’ha lasciata alla mercé di pericoli reali o immaginari ha imparato a costruire difese esagerate per sentirsi al sicuro; contemporaneamente impara ad attaccare quelli che ritiene essere i suoi nemici per neutralizzarli.
Purtroppo, più grandi sono le azioni di difesa più forte diventa la paura d’essere aggredito e più aggressiva diventa l’idea di eliminare il nemico.
Non si conosce una fine per questo tipo di conflitti psichici.
Si sa che possono portare le persone a sintomi di conflitto (nevrosi) da poco importanti a sempre più gravi.
Alcune forme di nevrosi sono ben gestite, o ben mascherate, e permettono lo svolgimento di diverse attività reali.
Altre sono più gravi e usano meccanismi di difesa che difficilmente permettono di essere coscienti delle conseguenze di tutte le proprie azioni.
Altre ancora sfociano nelle psicosi, in cui è quasi sempre assente la coscienza della gravità di una certa azione.

Perché dunque gli esseri umani fanno le guerre, senza curarsi delle conseguenze mostruose che provocano? Intanto chi provoca e scatena una guerra difficilmente va in prima linea a morire.
Poi la guerra diventa una specie di coazione inconscia che si auto alimenta.
Una droga potentissima da cui questi esseri, ormai paranoici, non riescono più ad uscire.
Un psicosi del genere attira migliaia di proiezioni: parlo di persone che hanno bisogno di scaricare le loro fantasie aggressive identificandosi con gli aggressori.

E’ un aspetto altrettanto preoccupante perché costoro possono diventare gli untori delle guerre, quelli che le giustificano, quelli che le trasmettono, anche e soprattutto usando finte parole di pace. 
Se nascesse la psicosi della guerra, allora il  pessimismo di Freud avrebbe ragione: non ci si potrebbe far niente se non rimanere vittime dello scoppio, della scarica di terrore che passa dalla psiche paranoica alle armi senza passare dalla ragione.
Io preferisco avere un briciolo di ottimismo vero, di fiducia in tutti gli altri esseri umani che vogliono vivere in pace davvero e seminano pazientemente esempi e pensieri migliori. 


Alfredo Rapaggi

 


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