Cappelletti, tortellini e Greta

I cappelletti, i tortellini e Greta

Ogni anno, quando si avvicinava il Natale, iniziava una scherzosa e campanilistica discussione nei gruppi di psicodramma.
Fino ad oggi una piacevole tradizione voleva che il gruppo del martedì, o del mercoledì, facesse i tortelli. Allora il campanilismo stava nella scelta tra quelli d’erba  e quelli di zucca, ma anche tra quelli di zucca alla reggiana e quelli alla ferrarese.
Quanto al gruppo del giovedì si godevano la scelta tra cappelletti alla romagnola. tortellini alla bolognese  e cappelletti alla reggiana.
Non mi dilungo nel descrivere le ricette, né chi ci teneva alla tradizione e chi partecipava per allegria o per spirito di alleanza, quello che però non mi sarei mai aspettato è che i giornali riportassero la reazione polemica di un politico ad una proposta del vescovo di Bologna, di fare i tortellini anche di pollo e ricotta per renderli accettabili  ai fedeli di religioni diverse da quella cattolica.
Scandalo da prima pagina dei maggiori quotidiani: “vogliono demolire le nostre tradizioni!”. Primo sottinteso: quelli che arrivano senza il nostro invito da paesi con tradizioni diverse. Secondo sottinteseo: difendiamo l’idea che le nostre tradizioni sono quelle migliori.
Mi sfugge qualcosa?

Devo sperare che il politico in questione non sappia che il ripieno dei cappelletti si può fare, per tradizione, col pollo o con lo stracotto di qualunque altra carne. Per tradizione. E ancor di più spero che non sappia che  la religione islamica non è la sola a proibire di mangiare il maiale, perché c’è anche quella ebraica, per esempio.
E non mi risulta che questo tizio pensi di ricacciare in mare gli ebrei.
Oddio, a meno che non sia favorevole addirittura al ripristino delle leggi razziali.
Non ci posso credere. Davvero, non ho voglia di pensare che il mondo sia ancora così cattivo.
Ma poi rifletto: anche chi ha subito i campi di concentramento non pensava che potesse succedere.
Anche chi si è trovato in guerra mentre la sua vita era appena iniziata, non voleva credere che potesse succedere. Non l’avrebbe mai detto.
Si, c’è qualcosa che mi sfugge.
E allora penso a Greta, e mi spiego meglio.


I nostri meccanismi psichici di difesa funzionano bene quando ci tengono lontani dagli avvenimenti negativi, da tutto quello che può farci soffrire.
Per esempio dall’idea che la terra si trovi davvero in una fase di grande pericolo. Che non siano più idee di qualche pseudo scienziato pazzo. O idee fabbricate per prendere dei voti tra gli ansiosi.
Purtroppo quando gli stimoli sono troppi e troppo pesanti. i meccanismi di difesa possono anche esaurirsi e provocare reazioni opposte, estreme. Possono arrivare a farci negare la realtà. Possono nasconderci i pericoli,  trasformarli in stupide fantasie,
Possono indurci ad attaccare chi osa ricordarci che ci sono davvero, che sono diventati reali prima che potessimo riconoscerli e fermarli.

E’ possibile e noi dovremmo cercare le contromisure.
Una difesa, anche se superficiale, potrebbe essere quella di ricorrere a pensieri positivi, purché altrettanto corrispondenti a realtà.
Potremmo chiedere l’appoggio di chi è in gradi di darcelo. Dovrebbe venire spontaneo, no?
Se una persona sta cadendo, istintivamente alza il braccio alla ricerca di chi può sorreggerla. Questo è naturale.
E se non bastasse?
In certi casi, come in questo momento storico, la sensazione di essere in serio pericolo può produrre addirittura l’accelerazione della caduta.
Sia nei singoli individui sia nella società.

I singoli individui sono diventati mediamente più egoisti, anche se oggi hanno ancora qualche moto di generosità.
Nei gruppi sociali è palesemente cresciuta la paura del diverso e l’egoismo razzista.
A livello universale, sono rimasti per anni inascoltati gli uomini di scienza che gridavano la loro preoccupazione per il pianeta.
Noi tutti abbiamo difensivamente chiuso le orecchie per non rinunciare alle comodità che ci venivano offerte, e adesso sono tanti quelli che vorrebbero far tacere Greta e tutti i ragazzi che l’appoggiano.
Qualche giorno fa un noto giornalista ha cercato di annullare l’effetto Greta con un ragionamento di questo tipo: “io non dico che abbia torto ma il modo non è giusto; dovrebbe fare proposte concrete, invece di aizzare i ragazzi alla protesta”.

E poi? Vorrei dirgli: poi che cosa volete ancora da un’adolescente.
Le avete dato della malata, della manipolata, della viziata, addirittura della troia, e poi dovrebbe essere lei a formulare le complesse proposte per il cambiamento? 
Ammesso che le sue eventuali proposte trovassero qualche politico disposto ad ascoltarle seriamente, pretendete davvero che una sedicenne possa formularle come piacerebbero a voi?
L’adolescente è fatto, fatta, per protestare verso il mondo che non gli piace.
E’ l’adolescente che deve provocare i cambiamenti.
All’adulto spetta il compito di mediare e trovare la soluzione migliore.
Ma se l’adulto reprime, semina odio, offende, ridicolizza, e sconvolge il pianeta, non deve poi scandalizzarsi se gli adolescenti protestano scendendo in piazza con toni e modi radicali.
Anzi, ringraziamo quelli che protestano, invece di distruggere e distruggersi.

 


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