UN VIRTUALE BEPPE GRILLO “mercoledì a casa dei freud”

Una serata diversa ieri nel salottino di “casa dei freud” in virtuale compagnia di Beppe Grillo. Cinque psicologi e un umanista, per un fatto di cronaca da vedere e interpretare con gli occhi speciali dello psicodramma, anch’esso virtuale.
Ad essere precisi si è trattato di più di un “giornale vivente” ma questo è un dettaglio di cui si può parlare a parte.
Sei professionisti, dichiaratisi neutrali rispetto al personaggio pubblico, hanno accettato il suggerimento di portare al centro del palco psicodrammatico il padre, prima del politico.
Vediamo gli Interpreti
Il protagonista Beppe Grillo: l’ingegnere (e umanista) Pietro Lenti
Poi gli Io-ausiliari
La ragazza che ha denunciato la violenza subita: la psicologa Alice Rovesti
La madre della ragazza: la psicoterapeuta (psicodrammista) Milena Pellegrin
La moglie di Grillo: la psicoterapeuta (psicodrammista) Chiara Savelli
La giornalista, una probabile virtuale, Concita De Gregorio: la psicoterapeuta (psicodrammista) Milly Giulia Ronzani
 
Lo psicodramma ha il vantaggio di attutire al massimo le polemiche più distorte, dal momento che dà a ciascun personaggio,  in questo caso virtuale, lo spazio per presentare direttamente la propria versione dei fatti. E ci sono le inversioni di ruolo, che illuminano le parti prima oscure di ogni racconto.
Per riassumere, si tratta di cinque personaggi con la disponibilità di dieci occhi anziché i due normali.
Nella porzione di psicodramma virtuale di mercoledì le inversioni di ruolo non trovano spazio qua ma ci sono state e hanno avuto la loro brava incidenza.  

In premessa, cioè ancora fuori dal palco, Chiara Savelli ha smorzato i primi tentativi di seguire l’onda dei commenti mediatici portando l’attenzione sulle persone, come facciamo da psicologi, psicodrammisti con l’animo psicoanalitico.
Su questo c’è stato subito un confronto nel gruppo.

Il politico, detestato o amato dal pubblico, avrebbe dovuto restare in secondo piano anche se ben influente.
Quando però è stato interpretato nello psicodramma le cose si sono complicate: tenere i due elementi separati è stato il vero problema.

Alice, nel ruolo della ragazza dichiaratasi vittima, decisa e concisa nelle sue accuse ha ribadito la propria impotenza di fronte al numero e al comportamento dei coetanei. Ecco, il tema dell’impotenza era e doveva rimanere centrale. Perché la violenza ha la caratteristica di realizzarsi quando l’atto aggressivo è fatto su una persona impotente. E’ la vigliaccheria dell’aggressore che fa rivoltare qualsiasi coscienza normale. Chi ha cercato di entrare in dettagli di violenza fisica, che in questo episodio pare assente, ha trovato pronta la replica delle psicologhe che hanno fatto notare come la violenza psicologica procuri danni anche peggiori di quella fisica nei casi di stupro.

Pietro è entrato anima e corpo nel ruolo di Grillo. Si è scagliato con rabbia contro la ragazza e contro chi avrebbe approfittato della propria fama per ricavarne soldi e visibilità. Ad un certo punto era diventato una furia. Frenato e censurato più dell’originale ma visibilmente pronto ad esplodere, ha reso bene il conflitto psichico del padre identificato col proprio figlio.
Un padre prigioniero del ruolo che si è lungamente  creato nella vita reale e da cui, per l’occasione, avrebbe voluto uscire.
La parte più difficile è stata proprio questa: trasformarsi all’improvviso da attore, grande comunicatore, manipolatore di professione, a padre sinceramente arrabbiato per l’attacco al figlio. Chiedere all’improvviso di essere creduto come padre senza la maschera è stato uno sforzo sovrumano, pur con la protezione della scena psicodrammatica.

Chiara, nel ruolo della moglie di Grillo, è stata un Io-ausiliario che ha provato a sostenere il marito ribadendone le tesi. Il suo conflitto, tra quel ruolo che sposa la posizione del figlio maschio e il suo essere donna è risultato abbastanza evidente.

Milena, la mamma della ragazza
, Io-ausiliario sul palco però mamma vera nella vita, non è stata da meno: arrabbiatissima contro il presunto violentatore, definito arrogante e viziato, che avrebbe approfittato dello stato d’incoscienza alcolica in cui la scellerata compagnia di giovani aveva indotto la ragazza. Arrabbiatissima con Grillo, accusato di volere usare il suo ascendente sul pubblico per far passare concetti inammissibili, come quello del ritardo nella denuncia da parte della vittima. L’emozione era palpabile, molto vera, più di quanto non potesse essere quella di un Io-ausiliario. Infatti è poi stata accompagnata da una toccante associazione di vita personale.

Milly Giulia, la giornalista, un Io ausiliario invitata ad entrare nel ruolo di Concita De Gregorio, abbastanza eroica in quel suo femminismo un po’ incerto, è stata comunque pungente e determinata contro un cultura che crea confusione sul tema delle molestie sessuali e dello stupro. Una cultura che i maschi faticano a realizzare, anche quando dichiarano di accettarla.

Infine lo scrivente, nel ruolo di conduttore.

Si sa come la penso in fatto di violenza e lo ribadisco.
La violenza è una vigliaccheria abominevole. Un atto molto aggressivo fatto da un individuo, o da un gruppo,  molto più forte nei confronti di uno molto più debole.
Senza distinzione di età, genere, razza eccetera.
Ogni tipo di violenza mi provoca vomito sia psicologico che fisico. La rifiuto come il più schifoso dei cibi.
Rifiuto che venga propinata dalle televisioni mentre siamo a tavola, che venga esagerata nei film, che venga agita fin da bambini sotto forma di bullismo sotto gli occhi di genitori troppo distratti o insegnanti troppo stanchi. Che venga usata da individui psicopatici troppo spesso confusi con brave persone.
E mi fermo.
Mi fermo qua perché la sessione verrà ripresa mercoledì prossimo. Il tempo di un’ora infatti è stato troppo scarso e qualcuno ha ancora qualcosa da dire,  magari da interpretare sulla nostra scena virtuale.

Alfredo Rapaggi

 


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