ABBIAMO PERSO LA VERGOGNA?

Abbiamo perso la vergogna?

 

Quello che Freud ha chiamato Super-io è un legame affettivo fortissimo con chi ci ha portato al mondo e ci ha guidato passo passo fino alla vita adulta.
Spesso non ci rendiamo conto bene di quanto occupi il nostro essere, le nostre emozioni e i nostri pensieri.
In teoria dovremmo riuscire a misurarlo in piena adolescenza.
Lì, tra l’esplosione delle pulsioni e la paura del futuro, c’è un momento particolare in cui abbiamo la forza di tagliare una buona parte di questo legame: è il momento necessario a farci pensare di essere finalmente equilibrati e  indipendenti.
Bene, mettiamo il caso che ci siamo riusciti, più o meno bene ma ci siamo riusciti.
Che cosa succede a quel punto?

Che il filone principale della morale ricevuta da famiglia, scuola ed altre istituzioni educative rimane, mentre una buona parte di noi si sente libera di fare scelte di vita diverse.
Dipenderà a quel punto dalla tendenza naturale, dalle nuove proposte dell’ambiente, dall’energia che abbiamo a disposizione e dalla… vergogna che abbiamo conservato.
Eh già, la vergogna.
La vergogna è quel sentimento che fa da sentinella. La vergogna impedisce di fare quello che la morale rimasta proibisce di fare.
Ma la situazione potrebbe essere più complicata, nel caso non si fosse riusciti in adolescenza a liberarci correttamente dal legame del Super-io.
Dobbiamo infatti stabilire se e quanto la morale rimasta è davvero al servizio della nostra felicità e del nostro equilibrio.

Se la morale ricevuta è stata troppo rigida il processo di liberazione difficilmente sarà riuscito bene.
Oltre l’adolescenza saranno rimasti conflitti più o meno evidenti: nevrosi più o meno controllabili nell’avventura della vita adulta.
Se la parte di morale rimasta fosse ancora qualcosa di contrario alla tendenza naturale, qualcosa insomma che non favorisce il piacere di vivere, allora si trasformerebbe in una pericolosa distorsione affettiva.
Potrebbe diventare una ribellione più o meno violenta e duratura verso gli altri oppure ritorcersi in modo distruttivo contro se stessi.
In tutto questo la vergogna ha un ruolo importante.
Non dovrebbe essere un elemento di castrazione, anche se la forza del legame primario glielo chiederebbe.
La vergogna è necessaria ma ne dobbiamo controllare sia la quantità che il momento di utilizzo.
L’eccesso di vergogna è terribile, perché toglie davvero la libertà d’incontrare persone e situazioni piacevoli e godersele.
E’ l’emblema della castrazione.
L’eccesso di vergogna è nemica del piacere, è la sentinella di una morale fatta di molte proibizioni, figlia del terrore della punizione.
Ma la carenza eccessiva di vergogna è a sua volta deleteria. Spinge a comportamenti pericolosi, che possono procurare sofferenze esagerate a se stessi e agli altri.
E’ l’emblema della psicopatia.


Ebbene, penso che sia ora di ragionare sulla nuova carenza di vergogna che si manifesta nei social media.
Partendo dal chiuso della propria camera, o dal piccolo spazio privato dei propri “mobil”, la maggior parte di persone trova il coraggio di scrivere frasi che la sua sentinella morale non gli permetterebbe di scrivere, se avesse una giusta quantità di vergogna.
Io che combatto ogni giorno l’eccesso di vergogna, perché vedo molte vite sacrificate sull’altare di morali assurde, che umiliano l’intelligenza e tolgono il senso del piacere, mi ribello a questo capovolgimento perché vedo che sacrifica in ugual misura, e con conseguenze simili, la stessa capacità di ragionare e di scegliere.
Scegliere è una bellissima prerogativa umana, che presuppone il possesso della conoscenza e la libertà di usarla.

Per scegliere è necessario non solo aver conosciuto il bello del piacere e il brutto della censura, ma anche saper usare quel tanto di razionalità che permette di valutare ciò che fa bene e ciò che fa male: a noi e agli altri.
E a scanso di equivoci, visto che l’egoismo va di moda, sottolineo “agli altri”.

alfredo rapaggi

 

 

RICARICA PSICOFISICA

Forse sono un po’ in anticipo perché in questi giorni si pensa soprattutto a mangiar bene, magari seguendo le tradizioni italiane, cioè chiedendo al nostro corpo di sopportare un certo sovraccarico in cambio della goduria di gola.
Penso sia giusto così.
La sosta dalla scuola e dal lavoro ci trasferisce sul pianeta del piacere, dove il senso del dovere dovrebbe impallidire abbastanza da farci ricordare la differenza tra i due: piacere e dovere possono convivere purché siano ben distinti.
Solo così, non confondendoli, possiamo scegliere l’uno o l’altro a seconda del bisogno.
Ora, per chi volesse tenersi pronto alla ripartenza ecco qualche appunto decisamente utile.
Nel lungo e impegnativo percorso della vita sono necessarie delle soste.
Se non le facciamo volontariamente ce le impone quasi sempre il nostro organismo.
Quando lo portiamo ad uno stress esagerato si ammala: fisicamente oppure psichicamente o in entrambi i modi.
Quindi conviene organizzarle noi le soste.
Sono le “stazioni di servizio” che rimettono carburante nel cervello e di conseguenza in ogni anfratto della psiche, della mente e del corpo.

Prima mossa: quanta ENERGIA sentiamo di avere?
Per scoprirlo bisogna che ci mettiamo in una situazione di calma assoluta, di silenzio e solitudine. Se in questa atmosfera non ci vengono pensieri di lavoro e non pensiamo a quello che dobbiamo fare; se la testa è leggera e lo sono anche gli occhi; se ogni parte del nostro corpo è uniformemente rilassata, ecco possiamo dire di esserci trattati bene durante l’anno che sta per finire.
La conseguenza principale di questo invidiabile stato è la voglia di amare.
Manca qualcosa?
E’ quasi certo che il 2018 ci abbia procurato qualche tipo di danno, soprattutto se non ci siamo ricordati di caricarci all’inizio e di fare soste ogni tanto.

Passiamo dunque alla seconda mossa.
Controlliamo la nostra RESPIRAZIONE Per farlo avremmo bisogno di recarci in un punto in cui possiamo respirare meglio del solito. Ognuno scelga il luogo adatto in cui sente il bisogno, e il piacere, di riempire i polmoni. Respiriamo col naso ed espiriamo con la bocca.
Forziamo un po’ in modo da prender un po’ più aria del solito, attendiamo un paio di secondi e svuotiamo i polmoni anche un attimo dopo aver percepito di averlo fatto bene.
Attenzione: facciamo questo esercizio nel modo più calmo possibile. In modo particolare, stiamo attenti a non cadere nella trappola del bisogno d’aria. Se ne prendiamo troppa, troppo in fretta o trattenendola, allora otteniamo l’effetto contrario.
Quindi calma, di aria buona ce n’è sempre abbastanza, non serve cercare di accaparrarsela come se stesse per finire.
Facciamolo per qualche volta durante il giorno, e per almeno quattro o cinque giorni, in modo da mandare al cervello un segnale preciso: che si ricordi di farci respirare bene, il più possibile.
Ricordiamoci che il respiro è vita, è il primo segnale che viviamo.

Terza mossa: MOVIMENTO
Il cervello ha bisogno di sangue per funzionare, il sangue lo fornisce il cuore, il cuore funzione per contrazione ed espansione, cioè per un movimento costante. Se teniamo fermo il corpo il cuore s’impigrisce e mando sempre meno sangue al cervello.
Recenti ricerche confermano che il moto allunga la salute anche del cervello: è logico.
Fate il moto che volete, purché sia quello che vi fa sentire bene.
Anche in questo caso misurate quanto sforzo vi sentite di fare oltre la sensazione di volervi fermare. Forzate sempre un po’ ma senza esagerare.
Le forzature le fanno quelli che hanno una necessità particolare, e in questo caso è meglio che si affidino a fisioterapisti o altri specialisti del corpo.

Quarta mossa: RILASSAMENTO.
Siamo quasi al finale della ricarica. Il rilassamento è la capacità di svuotare il cervello da qualsiasi pensiero, immagine, emozione.
Beh, è più facile di quanto non sembri all’inizio.
Serve una guida iniziale, perché siamo troppo abituati ad assorbire le migliaia d’informazioni, visive, olfattive, uditive che ci arrivano da ogni parte del nostro universo, per essere capaci di liberarcene da soli.
Una guida può essere anche virtuale, anche se non è la stessa cosa di una persona. Basta che c’insegni come procedere.
I mezzi sono tanti e in ogni epoca ne viene di moda uno.
Adesso vanno molto gli pseudo orientali.
Vanno bene tutti purché non creino dipendenze, perché porterebbero un danno maggiore, molto più difficile da superare.
Il rilassamento è una pratica utilissima che permette d’interrompere una situazione di stress  e restituire forza creativa.
Il rilassamento ben fatto porta anche ad un sano desiderio amoroso e sessuale, scusate se è poco in questa società troppo frenetica e arrabbiata.

Quinta mossa. Attenzione al signor INCONSCIO.
Tutto quello che abbiamo considerato fino ad ora è sotto il controllo della nostra volontà, quindi della coscienza. Possiamo decidere di agire oppure no.
Ma la maggior parte delle nostre azioni ubbidiscono ad impulsi di cui non conosciamo i vantaggi inconsci.
A meno che non li supponiamo e non ne cerchiamo le prove.
La maggior parte di persone, spesso psicologi compresi, fanno ragionamenti bellissimi e sanno prender decisioni corrette in certi ambiti. Ma sbagliano puntualmente in ambiti affettivi o relazionali.
Magari la stessa azione compiuta da altri viene criticata lucidamente.
Cioè si è lucidi nel riconoscere la proiezione sugli altri ma non l’appartenenza a se stessi del medesimo comportamento.
Ecco, in questo caso la ricarica può darla lo psicoterapeuta psicanalitico che ci aiuta a scoprire il signor inconscio.
Non dimentichiamolo: vedere la propria maschera può essere semplice ma vedere se stessi è molto complicato.

Bene, la stazione di servizio 2019 di “Mosaico Psicologie” vi ha fornito alcuni strumenti per riprendere più serenamente il viaggio della vostra vita.
Ogni tanto ricordatevi di fermarvi un po’ vi farà bene.
Auguri di cuore.

 


 

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