psicoanalisi individuale

Va sotto questo nome il setting utilizzato da Freud per rendere efficace al massimo la sua cura. E’ la modalità pscodinamica più studiata, più conosciuta e più utilizzata dagli psicoanalisti di tutto il mondo.  Per  molto tempo non ha conosciuto modifiche sostanziali.
Nel corso degli ultimmi 60 anni circa sono nate altre modalità tipo la “psicoanlisi della coppia” e la “psicoanalisi di gruppo” che hanno generato a loro volta nuovi percorsi.

Va infatti riconosciuto che il mondo attuale è diversissimo da quello d’inizio ‘900: c’è ormai un abisso tra questa culltura e quella dove si sono svciluppate le idee del grande maestro viennese.
Dunque anche gli psicoanalisti hanno deciso di apportare modifiche a volte importanti al metodo iniziale. Si è dovuto intervenire su molti aspetti: la frequenza, i costi, il linguaggio della seduta, gli stimoli, le interpretazioni, insomma tutto quello che serviva per farsi comprendere dalle persone del 2000 e per aiutarle in modo davvero efficace

Oggi la psicoanalisi mantiene i fondamenti dettati da Freud.
Per esempio: l’importanza della parola, il transfert, l’analisi delle resistenze, le strade per l’inconscio, la durata. Ma offre una gamma di stimoli che permettono a tutti, o quasi, di servirsene con successo.

Infine, è vero che tra gli analisti c’è chi vuole restare con gli strumenti del passato, e va bene se li vuole usare e se ottiene risultati, ma ci sono altri, e io ne faccio parte con orgoglio, molto favorevoli alla ricerca e al progresso, pur rispettando ciò che funziona del metodo classico

 

LA PSICOANALISI E LE PSICOTERAPIE

 

Un approfondimento del tema precedente

Intendo illustrare in sintesi, e in più tappe, le caratteristiche dei più conosciuti metodi di psicoterapia, cercando di chiarire a chi sono più utili e in quali casi sono più efficaci.
Qualunque tipo di psicoterapia è la cura senza farmaci di sintomi di origine psicogena, di sintomi cioè che nascono dalla psiche, quindi da quella parte del cervello che origina, invia e coordina la componente affettiva.
Per quanto riguarda la psicoanalisi, prima assoluta tra le psicoterapie per la sua capacità di arrivare all’origine del problema, una definizione semplice nella sua brevità è quella attribuita allo stesso Freud: “è la cura che utilizza la parola”.
E’ una definizione che certamente va completata almeno con l’attribuzione dell’importanza del transfert e con la precisazione che l’elemento basilare rispetto alle altre psicoterapie è l’influenza dell’inconscio.
Tuttavia quella definizione implica che si sappia che la parola in realtà  corrisponde al pensiero e che il pensiero a sua volta è il risultato di due attività del cervello, di cui una sola è quella logica e cosciente.
Il passo successivo è osservare che la parola a cui si riferisce Freud è quella espressa a voce, quella che crea un collegamento tra le persone.
La parola ci dice quanto le funzioni logiche siano consequenziali, quindi frutto di un pensiero equilibrato, e quanto invece non lo siano.
Ma quella a cui si riferisce Freud è soprattutto la parola che si arriva a dire dopo un lungo processo di lotta con le proprie resistenze. E’ una parola a lungo repressa quella che importa, una parola per lungo tempo sconosciuta alla coscienza, una parola che squarcia il velo del silenzio imposto dal giudizio e dall’angoscia di punizione.
Non è soltanto una parola pensata, la voce di un pensiero controllato, ma è la parola che riesce a rappresentare i conflitti fino a quel momento sconosciuti.
In questo senso c’è la prima, grande e importante differenza tra la psicoanalisi e le forme di psicoterapia che non lavorano con l’inconscio: le comportamentali, le cognitive, le sistemiche eccetera
Ci sono molte persone che dopo un certo numero di sedute di analisi smettono insoddisfatte, dicendo che non si combina niente, “si parla e basta”
In questo caso è probabile che l’analista, o lo psicoterapeuta analitico, non abbia spiegato a sufficienza che cosa avviene in analisi. Ma non è meno probabile che la mancanza di contraddittorio annoi a causa dell’ansia che accompagna ovunque un certo tipo di psicopatologia, ansia che viene normalmente proiettata in una seduta d’analisi per effetto del transfert.
In entrambi i casi però l’analista avrebbe la sua parte di responsabilità.
Restando invece nel caso in cui il setting è condotto regolarmente, la parola, cioè quel tipo di parola completa di cui abbiamo parlato, è davvero un elemento essenziale della psicoanalisi freudiana, anche quando non porta immediate emozioni, o sorprese, o scoperte sulla propria vita. Insomma anche quando sembra inutile e noiosa.
Vale la pena ricordare sempre l’esempio che ogni ricercatore conosce bene: l’analisi può essere paragonata all’archeologia. Anche l’archeologo spesso deve scavare molto prima di trovare qualcosa d’interessante. A volte passa mesi scavando solamente sabbia e sassi, nient’altro che sassi e sabbia sempre uguali. Ma non si scoraggia perché sa che quel materiale che sembra inutile è solo la copertura di tesori che il tempo ha sepolto e che la sua pazienza, e i suoi strumenti, possono riportare alla luce.
A maggior ragione, cercare il materiale latente, cioè quello che una persona ha rimosso, non potendolo gestire quando non aveva gli strumenti per farlo, comporta un lavoro paziente. Un lavoro che a volte sembra inutile ma che sempre, se ben fatto, porta alle origini della propria esistenza e dei propri conflitti psichici.
Quindi alla loro soluzione possibile.

Alfredo Rapaggi

 

Lascia un commento