La strada per arrivare all’inconscio

La colonna di cemento era nel bel mezzo della grande sala dei gruppi: grossa, spigolosa, grumosa, grigia: era, come si dice, la cosa più sbagliata nel posto sbagliato.
La casa di Sasso era la realizzazione di un mio sogno: un luogo costruito ad hoc per le attività psicologiche di gruppo.
Col geometra avevo cercato di curare ogni dettaglio funzionale a quel tipo di lavoro: su una collinetta silenziosa, a fine strada in modo da evitare il passaggio di estranei, autosufficiente di acqua ed energia.
Con l’impresa ero stato persino ossessivo nella cura dei dettagli che mettessero al sicuro i partecipanti, eliminando ogni più piccolo ostacolo.
Decisi di andare in ferie quando ormai era terminato il grezzo, quando, secondo il geometra, sarebbe stato impossibile un errore strutturale. Partii felice di sapere che entro pochi mesi avrei finalmente inaugurato il mio piccolo capolavoro.
Ma ecco la sorpresa al mio ritorno.
L’impossibile era stato fatto e servito.
La grande sala, che avevo voluto completamente vuota e pulita da ogni ostacolo, aveva ora una grossa, bruttissima e pericolosa colonna nel centro.
Da sbattere la testa contro il muro.
Mi chiedevo come avessero potuto avere un’idea del genere, da quale parte del cervello avessero partorito una simile soluzione. Forse avevano cercato solo di risparmiare, ma poiché per uno psicologo il denaro non è il problema più importante, non riuscivo a crederci.
Pensai ad una forma di ribellione: forse tecnico e impresa avevano voluto avvertirmi che sapevano loro come fare una stanza e che i miei continui, puntigliosi e fantasiosi suggerimenti da tuttologo, non erano affatto graditi. Ci poteva stare.
Intanto però, anni di fantasie, di progetti, di tormenti e di minuziose verifiche erano stati rovinati in un secondo. Un secondo è stato il tempo in cui mi sono sentito paralizzato dalla rabbia e dall’impotenza, e un tempo simile, a sensazione, mi è servito per trovarmi davanti a quel bestione del muratore. Urlava di aver ragione lui, che senza quella colonna in una stanza così grande, sarebbe crollata la casa, che io non capivo niente di costruzioni e che andassi ad occuparmi delle cose mie (eufemismo).
Poi come rinforzo chiamò il geometra, che ovviamente confermò. Terribile. Mi fermai e feci un bel respirone bioenergetico, prima di uscire.
Cercai con più calma un ingegnere, qualcuno più preparato dei precedenti che provasse a darmi ragione.
Trovarlo fu una sorpresa. La mia era solo una speranza ma non sapevo come avrebbe potuto realizzarsi.
Mi spiegò che si poteva risolvere benissimo il problema, mettendo una trave in un certo modo nel sottotetto o nel tetto (ora non ricordo). <Mi scusi ma come fa a sostituire quella colonna, che da terra sostiene il primo piano, con una trave messa in soffitta, per sostenere il tetto, dov’è la logica?> Mi lanciò un’occhiata che più o meno voleva dire:  <Tu pensa a fare lo psicologo che io penso a fare l’ingegnere>.
Dimenticai geometra e muratore precedenti e forse, solo per rivalsa, gli diedi carta bianca.
La colonna fu rimossa e sopra fu inserita la trave, mentre la casa restò perfettamente solida.
Ho scelto questo esempio per riflettere su alcuni punti.
Primo: se credi in un tuo sogno percorri tutte le strade che portano alla sua realizzazione.
Secondo: un’impresa è terminata quando tutto, ma proprio tutto, è stato finito e verificato.
Terzo: valuta sempre l’importanza dell’inconscio. Cerca le ipotesi di un suo progetto diverso da quello della tua parte razionale e affrontalo.
Quarto: nessuno è onnisciente, ma tutti possono raggiungere alti gradi di conoscenza se sanno ascoltare i più esperti del settore e i più saggi nella vita.

Ho scelto questo esempio per parlare della teoria psicologica più conosciuta e ancora oggi contestata: la psicoanalisi.
La psicoanalisi è valida perché aiuta a ricostruire lo specchio di cui ogni persona ha bisogno per vedere, quindi accettare se stessa, il più obiettivamente possibile.
In diverse culture, partendo da quella greca di Platone, è suggerito che gli umani hanno una componente che agisce senza bisogno della volontà.
A livello fisiologico è facilmente dimostrabile: è quella che fa capo al sistema nervoso autonomo, ampiamento visto e studiato dalla neuro fisiologia. A livello psicologico è stato molto più complesso dimostrarlo, poiché manca l’evidenza immediata che invece hanno i sintomi puramente fisici.
Freud c’è riuscito per primo, agganciandosi agli esperimenti sull’ipnosi di Charcot, e Jung l’ha sostenuto con l’applicazione del metodo delle libere associazioni.
Il grande merito di Freud è stato quello di credere fermamente nel suo progetto e lavorare sodo per dimostrarne la validità.
Quello di Jung è stato di credere nel suo maestro finché la morale di uno non si è opposta a quella dell’altro. E anche quando la forte personalità dell’allievo non ha sentito troppo ingombrante l’altrettanto forte personalità del maestro.
In ogni caso il cammino della psicoanalisi è stato irto di ostacoli. Ne cito due  fondamentali.
Il primo a livello sociale: quando Freud ha toccato il tema della sessualità infantile ha dovuto superare le credenze del suo tempo, sostenute dai medici più conservatori e dalle maggiori istituzioni morali. Nessuno è stato morbido con lui, nemmeno il suo amico Breuer, che pure lo sosteneva in tutto.
Il secondo a livello individuale. Si è trovato infatti davanti al problema di dover superare le resistenze psichiche prima di poter trovare il contenuto inconscio. Ha trovato che le resistenze psichiche nascono come meccanismi di difesa quando la personalità si sta, ancora formando; quando non possiede gli strumenti per affrontare i più pericolosi attacchi, anche involontari, dell’ambiente. Questo lavoro è stato completato da sua figlia, poi dagli psicoanalisti successivi, ed è considerato l’inizio indispensabile per arrivare ad una profonda e sincera conoscenza di se stessi.
Oggi cerchiamo di conoscere le resistenze psichiche individuali all’inizio di ogni percorso di psicoanalisi.
Quando una persona cerca di parlare di se stessa, deve sapere che sarà in grado di farlo solo quando avrà imparato ad ammettere alla coscienza questo aspetto: come ha dovuto difendersi dal primo periodo della sua vita e quanto le sue difese si sono cronicizzate nel tempo.

Alfredo Rapaggi

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