T’insegno ad essere felice

Barfreud, Bologna, un sabato sera di trent’anni fa.

Sul piccolo palcoscenico artigianale si esibiscono Aldo, Giovanni e Giacomo.
Oggi tutti sanno chi sono, ma allora erano tre comici bravissimi ma conosciuti solo a pochi appassionati.

Sono esilaranti su quel palco, un’improvvisazione delle prime e delle più riuscite a Barfreud.

Tutto perfetto?
Eh, no.

Nella bella sala stile Vienna, tra il divertimento generale, si distingue una coppia in prima fila: serissima per tutto il tempo, non muove un muscoletto del viso per nessuna ragione.
Gli altri applaudono, rumoreggiano contenti, ridono senza pudore intorno a loro, ma la loro mimica resta la stessa per tutto il tempo: bloccata.

Forse sono due statue, oppure una statua sola ma con due espressioni uguali: di gesso.

Poi rifletto: più facilmente sono due persone vissute con la medesima proibizione d’essere felici in questo mondo.

La frase: “non essere felice” la si può dire direttamente, ma credo sia raro.
Oppure indirettamente, in mille modi, e penso sia molto frequente in questa nostra cultura.

Bene, non ho intenzione ora di fare un’analisi ideologico-sociale sulle false promesse di felicità che ci arrivano ogni giorno: ognuno spero sia in grado di riconoscerle.

Ho intenzione invece di fare una breve guida per chi vuole essere semplicemente felice.

Una guida senza pretese ma efficace, se seguita.

Una guida in appena sette punti.

 

Primo: ogni volta che ti accorgi di essere pensieroso muovi le labbra a mo’ di sorriso e mantienile così per una trentina di secondi, se puoi.

I muscoli sono comandati dal cervello; c’è in particolare una parte del cervello che gestisce le emozioni e muove i muscoli facciali a seconda delle emozioni che riceve dall’esterno o dall’interno.
I neonati sorridono, se non hanno dolori o bisogni insoddisfatti.
Smettono di sorridere man mano che gli adulti li censurano.
Per evitare di sorridere devono bloccare i muscoli facciali preposti.
Quel blocco, effettuato migliaia di volte, si cronicizza e provoca una fissità mimica più o meno grave.

Nessun adulto è mai sorridente come un neonato.
Qualcuno ci si avvicina, molti fanno fatica, qualcuno non riesce proprio più ad esserlo.

Questo primo esercizio, molto semplice, segnala al cervello la necessità che hanno quei muscoli di muoversi e di riprendere la loro funzione.

Nell’interazione cervello-corpo il segnale può partire da uno dei due settori. Per far ripartire il sorriso va bene l’uno quanto l’altro, indifferentemente.

 

Secondo: ogni pensiero deve avere un punto di partenza conosciuto e una sua conclusione logica e soddisfacente.

Senza queste caratteristiche i pensieri sono spreco di energie mentali, quindi stress dannoso.

Quasi certamente sono razionalizzazioni, ovvero meccanismi di difesa usati fuori tempo, inconsciamente.

Se sono meccanismi di difesa vuol dire che sono stati messi in funzione per coprire, o sedare, emozioni troppo dolorose o proibite.
Questo tipo di emozioni non sono certamente adatte a procurare felicità.

Dunque le razionalizzazioni vanno sempre interrotte.
Il pensiero deve riprendere la sua funzione creativa e portare a sbocchi di soddisfazione.

Come?
Se ti accorgi che stai pensando ma non sai a che cosa, cerca subito in te o fuori di te un elemento conosciuto: un oggetto, un’immagine, un nome, eccetera.
Costruiscigli sopra qualcosa: un saluto, uno scritto, una foto, un incontro, un progetto fattibile, eccetera.
Purché ti goda una realizzazione, anche se piccola, un’azione finita per quel momento.

 

Terzo: cerca in ogni persona, e in ogni situazione, il lato positivo.

Se non stai sorridendo vuol dire che la tua psiche è occupata da emozioni negative e che la tua mente non riesce più a trasformarle come sarebbe necessario.

E’ necessario un intervento della volontà, un pensiero cosciente volto a riportare emozioni positive.

“ma se non riesco” – mi dirai – “come faccio”?

 

Se non riesci vuol dire che non sei più allenato a sorridere.


Tratta il tuo cervello come un muscolo del corpo.
A volte devi sforzarti di fare i primi passi se vuoi ricominciare a correre.

Pensa al risultato possibile. Pensaci spesso: ti darà la forza per ripartire.

Ripeti spesso l’esercizio, più spesso che puoi durante il giorno.

Non ti scoraggiare se i pensieri negativi riemergono continuamente: contrastali con immagini o riflessioni positive.

 

Note.
1. Questi suggerimenti non sostituiscono mai il lavoro di ristrutturazione caratteriale che può fare un percorso di psicoanalisi o psicodinamica e che spesso è indispensabile.

Sono un aiuto, valido secondo la mia esperienza.
2. Questo breve articolo è il riassunto di un “corso” che riproporrò nei prossimi mesi

 


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